Interfaccia uomo-macchina: come si progettano la UX e la UI di un display industriale

Interfaccia uomo-macchina di un display industriale, progetto Delineo Design

Nei prodotti industriali connessi, il display non è un accessorio: è il punto in cui la macchina si spiega a chi la usa

L’interfaccia di una macchina non è uno schermo da aggiungere al termine del progetto. È un elemento che modifica il modo in cui una persona comprende, utilizza e percepisce un oggetto, e per questo va progettato insieme alla sua forma, alla sua ergonomia e alla sua tecnologia. In un prodotto industriale connesso la UX e la UI del display sono spesso il principale punto di contatto con chi lo usa, e determinano se la tecnologia a bordo viene percepita come un vantaggio o come una complicazione.

Nel mondo industriale questa interfaccia ha un nome preciso: HMI, Human Machine Interface, l’interfaccia uomo-macchina. È il punto in cui operatore e macchina si scambiano informazioni, comandi e risposte. Progettarla bene è un lavoro di UX e UI, non di elettronica.

Per anni design industriale e progettazione digitale hanno viaggiato su binari paralleli: da una parte forma, ergonomia, materiali e meccanica, dall’altra schermi, software e interazione. Nei prodotti dotati di sensoristica quella separazione non regge più. Chi usa una macchina non distingue il fisico dal digitale: percepisce un’unica esperienza, immediata oppure frustrante.

È il punto in cui UX, UI e interaction design diventano strumenti del design industriale a tutti gli effetti.

Interfaccia di un display industriale progettata da Delineo Design

Un’interfaccia poco chiara è un rischio

Nel prodotto industriale la leggibilità non è solo comfort. Un comando ambiguo, un avviso poco visibile o una gerarchia visiva sbagliata possono produrre un errore, e in alcuni contesti l’errore ha conseguenze fisiche.

Una progettazione attenta dell’interazione fa il contrario: accompagna l’operatore, restituisce un feedback immediato a ogni azione e costruisce fiducia nella macchina. La fiducia, in un prodotto professionale, è ciò che determina se le funzioni avanzate vengono davvero usate o se restano inattive perché nessuno se ne fida.

Progettare per l’uso reale, non per la scrivania

Progettare l’esperienza di un prodotto significa progettare tutto ciò che accade tra l’utente e il prodotto: ciò che vede, ciò che comprende, il gesto che compie, la risposta che riceve e il modo in cui interpreta quella risposta. Nel prodotto industriale questo pesa di più, perché il contesto d’uso è molto diverso da quello di un dispositivo digitale.

All’aperto, sotto la luce diretta del sole. In movimento, con vibrazioni e rumore. Con i guanti. In situazioni dove un’informazione deve essere compresa in pochi istanti, mentre l’operatore sta facendo altro.

Sono condizioni che escludono molte soluzioni valide su uno schermo da ufficio: contrasti bassi, testi piccoli, gerarchie sottili, gesti che richiedono precisione. L’interfaccia deve ridurre la complessità e trasformare la tecnologia in un comportamento semplice e leggibile.

È una questione che si intreccia con quella dell’‘accessibilità dei prodotti e dei servizi: progettare per chi lavora con i guanti e per chi ha una vista ridotta porta spesso alle stesse soluzioni.

L’interfaccia è anche identità

C’è una dimensione che spesso resta fuori dal brief. Forma, materiali, grafica dell’interfaccia, suoni, animazioni e modalità di interazione dovrebbero parlare la stessa lingua.

Il marchio non vive più soltanto sulla superficie del prodotto. Vive anche nel modo in cui il prodotto risponde a chi lo utilizza: nella velocità di reazione, nel tono degli avvisi, nella coerenza tra quello che la macchina sembra e quello che la macchina fa.

Hardware e software come un unico sistema

Per questa ragione l’Interaction Design non arriva alla fine, quando il prodotto fisico è già definito. Entra nel processo dalle prime fasi, insieme alla forma e alla tecnologia.

Capire chi userà il prodotto, in quale contesto e con quali criticità significa costruire una mappa dell’esperienza che tiene insieme tre piani contemporaneamente. Dalla ricerca sugli utenti all’architettura delle informazioni, dalla definizione dei flussi alla progettazione dell’interfaccia fino ai test di usabilità, il lavoro consiste nel trasformare la complessità tecnologica in gesti e informazioni comprensibili quasi senza pensarci.

È l’applicazione al digitale di un approccio che usiamo su tutto il progetto di prodotto, e che abbiamo descritto parlando di human centered design.

È un principio che consideriamo fondamentale: la tecnologia diventa utile quando smette di essere percepita come complessità.

Due progetti

STIGA: il display come centro di comando

STIGA è un marchio di STIGA Group, gruppo europeo con head office a Castelfranco Veneto, che produce macchine e attrezzature per la cura del giardino. L’evoluzione verso mezzi elettrificati e tecnologicamente più avanzati ha cambiato il rapporto tra operatore e macchina: dove prima prevaleva una gestione meccanica, oggi il display è un centro di comando che comunica condizioni operative e avvisi in tempo reale.

Sette schermate del display STIGA E-Park progettate da Delineo Design: avvio, batteria, modalità di lavoro e avvisi

Schermate progettate per il display E-Park, per Stiga.

Nel progetto UI e UX dei display sviluppato per STIGA il nostro intervento ha riguardato l’interfaccia, non l’hardware: schermate, gerarchia delle informazioni, comportamento dei comandi e linguaggio visivo. I display sono integrati sul volante o sulla console principale del trattorino, e la leggibilità è stata il tema centrale: gerarchie visive chiare, informazioni essenziali riconoscibili a colpo d’occhio, struttura interpretabile anche in piena luce e durante la guida.

Stato della batteria, modalità operative, avvisi di sistema e parametri macchina sono organizzati secondo una gerarchia visiva precisa, pensata per mettere in primo piano le informazioni fondamentali esattamente nel momento in cui servono all’operatore. Sviluppato per un modello di trattore della linea E-Park, il progetto comprende un totale di 15 schermate. Il processo ha visto una stretta collaborazione con l’ufficio tecnico per il recepimento dei requisiti funzionali, seguita da una fase di test sul campo per validare l’esperienza d’uso (UX) e l’ergonomia dell’interfaccia grafica.

L’interfaccia non è stata trattata come un elemento indipendente: linee e forme del display si accordano con il linguaggio formale della macchina, così che il digitale non sembri un innesto ma una parte del prodotto.

Il display integrato nel volante di un trattorino STIGA E-Park.

Display in funzione di un trattore E-Park.

MyPick per IFI: quando l’esperienza continua oltre la macchina

MyPick, il locker refrigerato progettato per IFI, mostra il caso opposto e complementare. Qui l’interfaccia non è solo a bordo macchina: è distribuita tra il prodotto fisico e un percorso digitale che comincia molto prima.

Locker refrigerato MyPick progettato da Delineo Design per IFI, in versione a una e a tre colonne, con pannello di comando integrato

Locker refrigerato MyPick, disegnato da Delineo Design per IFI.

Il progetto nasce da un’intuizione maturata durante il lockdown, tra aprile e maggio 2020: permettere l’acquisto di gelato artigianale anche fuori dall’orario di apertura. Il cliente sceglie e paga online, ritira quando gli è comodo, e la macchina è l’ultimo passaggio di un’esperienza che si è svolta in gran parte altrove.

Questo cambia il compito del progetto. Il locker deve essere comprensibile in pochi secondi da una persona che non lo ha mai usato, in strada, spesso di sera. La copertura integra una sorgente luminosa che rende leggibile il prodotto in qualsiasi momento della giornata, e l’ampia superficie riserva uno spazio a contenuti informativi e di marca.

MyPick ha ricevuto la Menzione d’Onore ADI al XXVIII Premio Compasso d’Oro ADI, nel 2024, ed era stato selezionato due anni prima nell’ADI Design Index 2022, nella categoria “Design per il lavoro”.

Che cosa cambia per chi progetta

La digitalizzazione del prodotto industriale sta cambiando anche il mestiere. Non basta più progettare ciò che l’utente vede e tocca: bisogna progettare ciò che comprende, ciò che decide e ciò che fa.

La qualità di un prodotto contemporaneo non dipende soltanto dalla precisione dei componenti o dai materiali. Dipende anche dalla semplicità con cui il prodotto riesce a instaurare un rapporto con chi lo usa.

È un’evoluzione del ruolo di cui abbiamo parlato più a fondo descrivendo il product designer come stratega del progetto.

Il prodotto non finisce nella sua forma

UX, UI e interaction design non sono un livello che si aggiunge al progetto. Sono una sua evoluzione naturale, e nei prodotti connessi sono la parte che l’utente ricorda.

Il prodotto non finisce nella sua forma: continua nell’esperienza che riesce a generare. È in quello spazio, tra materia e tecnologia, tra gesto e informazione, che il design industriale sta trovando una parte importante del proprio futuro.

UX/UI design, analisi dell’interazione e user testing fanno parte dei servizi dello studio.

Avete un prodotto con un’interfaccia da progettare o da rivedere?

Progettiamo UX, UI e interaction design come parte del progetto di prodotto, non come lavoro separato. Se state sviluppando una macchina connessa o volete rivedere un’interfaccia esistente, raccontateci il caso.

Contattateci e parliamo del vostro prodotto.

Domande frequenti

Che cos’è un’interfaccia uomo-macchina?

È il punto di contatto attraverso cui un operatore e una macchina si scambiano informazioni, comandi e risposte. Nel linguaggio industriale si indica con l’acronimo HMI, Human Machine Interface. Può essere un display, una pulsantiera o una combinazione dei due, e in alcuni casi si estende a un’applicazione collegata. Progettarla significa decidere che cosa la macchina mostra, quando lo mostra e come risponde a chi la usa.

Che differenza c’è tra UX, UI e interaction design in un prodotto industriale?

La UI è quello che si vede sullo schermo: layout, icone, tipografia, colori. L’interaction design riguarda il comportamento: che cosa succede quando si preme, con quale tempo e con quale conferma. La UX è l’esperienza complessiva, e in un prodotto industriale comprende anche parti non digitali, come l’accesso ai comandi fisici o la posizione del display rispetto a chi guida. Nei prodotti connessi i tre piani si progettano insieme.

Quando conviene coinvolgere chi progetta l’interfaccia?

Prima che la forma del prodotto sia congelata. Se l’interfaccia arriva quando la console è già definita, le scelte possibili si riducono a quelle compatibili con lo spazio rimasto, e spesso non sono le migliori. Anticipare il tema significa poter decidere insieme dimensione del display, posizione, angolo di lettura e comandi fisici.

Un display touch è sempre la scelta giusta su una macchina?

No. Il touch perde affidabilità con i guanti, sotto la pioggia, con le vibrazioni e quando l’operatore non può guardare lo schermo. In molte macchine la soluzione migliore è mista: display per le informazioni, comandi fisici per le azioni che richiedono conferma tattile. La scelta dipende dal contesto d’uso, non dalla tendenza.

Chi progetta l’interfaccia sviluppa anche il software?

Sono due competenze distinte. Il progetto definisce flussi, architettura delle informazioni, schermate e comportamenti, e li consegna in una forma che lo sviluppo può implementare. La collaborazione con chi scrive il firmware è continua, perché i vincoli tecnici del display e del controllore condizionano quello che è realizzabile.