I LOGHI DELLE OLIMPIADI: UNA STORIA DI ODIO E AMORE

Dal primo logo del 1924 a oggi, ecco i loghi olimpici che nel bene o nel male hanno lasciato il segno.

Sono lo strumento di comunicazione più potente delle Olimpiadi. Rappresentano graficamente lo spirito di unità dei giochi olimpici, e la cultura e i valori del Paese ospitante. Provocano sempre accese discussioni a livello internazionale. Stiamo parlando dei loghi delle Olimpiadi. L’amato e odiato biglietto da visita che accompagna i Giochi Olimpici dal lontano 1924.

Disegnare il logo delle Olimpiadi è una delle sfide più ambite, ma allo stesso tempo più temute da grafici e designer di tutto il mondo. Riuscire a trovare un equilibrio tra originalità e immediata riconoscibilità è, infatti, estremamente complesso, come dimostra la lunga storia dei loghi olimpici. Il rischio? Creare qualcosa di troppo banale o all’opposto di poco comprensibile. Un rischio tanto più grande oggi che il logo olimpico deve essere adatto per un’infinità di contesti diversi: dalle medaglie alle tute degli atleti, dalla cartellonistica ai piccoli schermi degli smartphone.

Quando nasce il logo delle Olimpiadi?

Il logo olimpico nasce in occasione delle Olimpiadi di Parigi del 1924. “Un pessimo inizio”, commenta il celebre grafico newyorkese Milton Graser, in cui “gli elementi non erano collegati visivamente, le immagini confuse e la scritta in sovrimpressione illeggibile”. Pessimo o meno, certo è che i loghi delle prime Olimpiadi erano realistici e pieni di dettagli. Insomma, distanti anni luce dai loghi stilizzati che abbiamo imparato a conoscere negli ultimi anni.

Un primo passo verso la modernità avviene con il logo delle Olimpiadi di Tokyo 1964 disegnato da Yusaku Kamekura. Un logo essenziale e armonico, in cui gli anelli olimpici sono sovrapposti allo stemma della bandiera nazionale giapponese, simbolo del Sol Levante.

La svolta del logo olimpico del Messico

È però quattro anni dopo, nel 1968, durante le Olimpiadi del Messico, che avviene la vera svolta con il logo creato dall’architetto Pedro Ramirez Vazquez. “Di certo non volevamo fare nulla che assomigliasse a un messicano che dorme sotto un cactus con il sombrero abbassato”, disse Vasquez per raccontare il progetto. Per evitare qualsiasi caduta negli stereotipi, l’architetto si ispirò ai medaglioni delle popolazioni indigene. Ne derivò un carattere tipografico a tre linee che comprendeva i cerchi olimpici. Uno dei loghi più riusciti di sempre.

Un altro logo che ha segnato la storia è quello delle Olimpiadi di Monaco del 1972. Il progetto, firmato dal designer tedesco Otl Aicher, era in linea con quello stile modernista attraverso cui la Germania dell’Ovest stava rilanciando la sua immagine durante il secondo dopoguerra. Il logo eliminava infatti tutti i riferimenti storici alle Olimpiadi, riproducendo un sole bianco/nero sotto forma di spirale. Un’immagine optical che doveva rappresentare l’unità globale.
Uno dei loghi più originali di sempre, anche se purtroppo Monaco 72 è ricordata per ben altri motivi: la tragica uccisione di 11 atleti israeliani da parte dei terroristi di Settembre nero.  

I loghi olimpici degli anni 2000

Arrivando ad anni più recenti, ricordiamo il logo delle Olimpiadi di Atene 2004. La Grecia, la nazione dove sono nate le Olimpiadi, affronta l’appuntamento con un logo rispettoso della tradizione: una corona d’alloro disegnata a mano e l’azzurro, colore della bandiera greca e simbolo del mare che circonda il Paese. A disegnare il logo è l’agenzia Wolff Olins.

Tra i loghi olimpici più apprezzati degli anni 2000 c’è Beijing Danzante, il logo disegnato per le Olimpiadi di Pechino 2008. Il progetto, firmato da Guo Chunning, si ispira alla tradizione del sigillo e all’arte della calligrafia. Sullo sfondo rosso (il colore della bandiera cinese, oltre che simbolo di fortuna nel Paese) si staglia una figura in movimento con le braccia aperte, che suggerisce il desiderio di includere le persone provenienti da altri Paesi. Un logo che è stato concepito dalla Cina come un potente strumento di promozione a livello mondiale.

Se la Grecia e la Cina citano nei loghi olimpici simboli e tradizioni culturali del loro Paese, la Gran Bretagna ha invece seguito una strada diametralmente opposta. Il logo delle Olimpiadi di Londra 2012 ha infatti puntato sul lettering, proponendo una stilizzazione della data 2012 che suggerisse un’idea di movimento. L’obiettivo: creare un logo che fosse “non convenzionale, deliberatamente vivace e inaspettatamente dissonante”. O almeno così doveva essere nelle intenzioni dell’agenzia Wolff Olins a cui è stato commissionato. Il logo, costato ben 400 mila sterline, è stato infatti giudicato uno dei più brutti e incomprensibili di sempre. Simile a uno scarabocchio secondo il parere dei commentatori più gentili, la riproduzione di una svastica rotta secondo i più feroci.
“Parlate pure male di me, purché ne parliate”, diceva Oscar Wild. Obiettivo centrato, in questo caso.

Il logo delle Olimpiadi di Tokyo 2020 Cancellate nel 2020 a causa dell’emergenza sanitaria e organizzate nel 2021 senza pubblico, le Olimpiadi di Tokyo 2020 sono Olimpiadi singolari anche per la scelta del logo. O meglio, dei loghi.
Già. Accusato di plagio, il primo logo di Tokyo 2020 disegnato da Kenjiro Sano è stato presto sostituito da Harmonized Checkered Emblem di Aso Tokolo. Un anello dal motivo a scacchiera blu indaco, ispirato al periodo Edo (1603-1868). Composta da rettangoli di diversa forma e dimensione, la scacchiera rappresenta i diversi Paesi uniti nella loro diversità.
Un logo sicuramente elegante e armonico. La domanda è: lascerà un segno nella storia? Ai posteri l’ardua sentenza!