Dalle prime macchine per caffè espresso ai modelli super tecnologici sviluppati negli ultimi anni, ecco come le macchine espresso professionali sono cambiate in oltre 100 anni di vita.

È la bevanda che segna l’inizio della nostra giornata. Un momento conviviale che scandisce le nostre pause di relax. Un simbolo dell’Italia nel mondo. Stiamo parlando del caffè espresso. Un rituale tutto italiano che ci regala un piacere impareggiabile da anni, accompagnandoci durante le nostre chiacchierate con gli amici o quando abbiamo voglia di ritagliarci un attimo tutto per noi.

Il caffè espresso però non è un rituale che esiste da sempre. Il mitico caffè con la crema nasce a Torino alla fine dell’800, diffondendosi in tutta Italia solo agli inizi del 900.

Scopriamo insieme la sua storia.

Quando nasce il caffè espresso?

La prima macchina per il caffè espresso viene brevettata nel 1884. Il merito dell’invenzione è di Angelo Moriondo, un imprenditore torinese che progetta la macchina per servire il caffè in tempi brevi ai clienti del suo hotel.

L’intuizione di Moriondo è geniale, ma viene impiegata solo nei suoi locali. Per la diffusione del caffè espresso bisognerà aspettare il 1901. È infatti in quell’anno che il milanese Luigi Bezzera intuisce le potenzialità della macchina di Moriondo e, apportando qualche piccola modifica, la brevetta. Ed è nel 1905 che Desiderio Pavoni ne avvia la produzione in serie.

Dalla macchina per espresso a vapore alla macchina a pressione

La prima macchina per espresso era molto diversa dalla macchina che conosciamo oggi. All’epoca funzionava a vapore ed era costituita da un grosso cilindro, con caldaia in ottone cromato mantenuta in pressione da un fornello a gas.

La prima macchina da caffè espresso moderna viene sviluppata dal barista milanese Achille Gaggia nel 1938, ma commercializzata solo dopo la guerra, nel 1948. Gaggia introduce il meccanismo a leva, che usa la pressione dell’acqua calda invece del vapore, producendo quella gustosa crema che ha reso il caffè espresso conosciuto e amato in tutto il mondo.

E le macchine per il caffè espresso oggi?

Design, ergonomia, facilità di utilizzo. Sono queste le parole che descrivono le macchine da caffè espresso contemporanee. Qualità perfettamente espresse dalle macchine che Delineo ha disegnato per WEGA, azienda veneta che da oltre 50 anni produce macchine da caffè professionali.

Ecco i nostri progetti.

Le macchine da caffè espresso di Delineo

WEGA Nexa

Nexa è il primo progetto firmato da Delineo per WEGA. Nata nel 2017, Wega Nexa è una macchina da caffè professionale innovativa sotto molteplici punti di vista. Il suo design è fatto di linee curve e pochi segni essenziali. Un’estetica minimale che si contrappone alla complessità costruttiva delle classiche macchine professionali.

La plancia comandi è compatta, interattiva e intuitiva per agevolare il lavoro del barista. Il display permettedi scegliere il setup della macchina per tre differenti miscele, in modo da personalizzare l’estrazione.

Un piccolo gioiello, curato in ogni minimo dettaglio: dal pattern della griglia poggia tazze alla forma delle manopole, dall’illuminazione della macchina in ambienti bui al posizionamento dei loghi nelle diverse superfici, studiato per essere visibile con discrezione.



WEGA Nova

Deframmentazione. È questa la parola chiave di Nova, macchina da caffè espresso progettata per Wega nel 2019. In Nova i volumi classici delle macchine da caffè espresso sono infatti scomposti, dando vita a una macchina ampiamente personalizzabile.

Non solo. Nova è una macchina da caffè innovativa anche dal punto di vista ergonomico e dell’user experience. Ogni componente è infatti progettato per rendere più fluido il lavoro del barista. Per esempio, la consolle comandi è posizionata in asse con il gruppo di erogazione e il relativo portafiltro. E l’alza tazze è completamente integrato nella macchina per gestire l’altezza della piattaforma di appoggio delle tazze con un semplice gesto.

Vedi progetto Nova

WEGA WBar

WBar è l’ultima nata in casa Wega. Una macchina da caffè espresso che rappresenta un’ulteriore evoluzione a livello estetico e tecnologico.

Realizzata soltanto con fogli metallici, così da eliminare quasi del tutto la presenza di stampi a iniezione, WBar si caratterizza per le sue forme arrotondate e per le ampie possibilità di personalizzazione. Le sue superfici possono, infatti, essere verniciate oppure customizzate con altre finiture o materiali.

Il cuore di WBar è però nelle sue pulsantiere cilindriche. Il loro sviluppo verticale rende la macchina più compatta, oltre a semplificarne l’utilizzo. Il tastierino sulla parte frontale permette, inoltre, al barista di vedere e raggiungere i pulsanti con estrema facilità, riducendo così il rischio di attivare altre funzioni per sbaglio.

L’importanza delle pulsantiere è ulteriormente sottolineata dalla scelta cromatica. Una calda tonalità di arancione, pensata per valorizzare ulteriormente il luogo dove avviene la magia del caffè.

Vedi progetto Wbar

Ecco i trucchi e gli strumenti per scattare belle foto di interni.

Blog di interni, e-commerce di arredamento, account Instagram di influencer del design. Oggi sono sempre di più le piattaforme digitali di interior design che richiedono foto di qualità. Per chi si occupa di design e interni, le immagini sono infatti un contenuto fondamentale per raccontare se stessi e il proprio lavoro. Un contenuto che non può essere gestito in modo casuale.

Non sempre, però, il budget a disposizione permette di affidarsi a un fotografo professionista. In questi casi, tutto ciò che possiamo fare è armarci di una buona macchina fotografica e scattare noi.

Come? Ecco qualche consiglio per realizzare belle foto negli interni.

1 – La giusta luce

Trovare la giusta luce. È questa la condizione necessaria per poter scattare foto negli interni. La luce è infatti l’elemento che definisce le forme dei soggetti e l’atmosfera di un ambiente e, a seconda di come viene impiegata, può cambiare completamente l’effetto di una immagine.

Il primo consiglio è di sfruttare la luce naturale che arriva dalle finestre, cercando di scattare nei momenti migliori della giornata. Nella prima mattinata o verso il tramonto le ombre sono sfumate e le luci più omogenee. A mezzogiorno la luce è dura, creando ombre e contrasti forti.

La luce naturale è un’ottima alleata per le fotografie, ma ha un problema: è incostante. Se la luce naturale scarseggia o è addirittura assente, bisogna usare delle luci artificiali facendo però attenzione al bilanciamento del bianco. Perché la temperatura della luce del sole è diversa da quella delle luci artificiali e, se non si gestiscono bene queste differenze, i colori dello spazio possono essere alterati.

In questo, ci vengono in aiuto i sistemi di illuminazione professionali. Come le luci a LED che abbiamo disegnato per Manfrotto.

Le luci a LED Manfrotto hanno infatti una eccellente resa cromatica, che garantisce una riproduzione fedele dei colori. Permettono di regolare con precisione l’intensità della luce attraverso un dimmer, evitando lo sfarfallio. Offrono la possibilità di mettere in evidenza dettagli nascosti o di produrre effetti creativi. Hanno un design essenziale ed elegante. E sono leggere, compatte e semplici da usare.

Luci portatili performanti studiate per i professionisti ma perfette anche per gli appassionati di fotografia. Per fare belle fotografie di interni qualunque siano le condizioni di luce.

2 – La composizione

Non è sufficiente fotografare gli interni con la giusta luce per ottenere buoni risultati. Bisogna avere anche un’idea precisa di quello che si andrà a fotografare. In pratica, decidere cosa entrerà nella foto e come entrerà. Una visione d’insieme della stanza? Una superficie? Un dettaglio? A voi la scelta.

Una volta trovata la giusta prospettiva, si può andare a comporre il set.

Per un effetto più ordinato e pulito, è meglio lasciare nell’inquadratura solo pochi arredi o oggetti. Per creare un’atmosfera più calda e vissuta, si possono aggiungere fiori, riviste o libri. Per dare più rilevanza a un angolo piuttosto che a un altro, basta cambiare la disposizione dei mobili e degli accessori.

Ciò che conta è leggere sempre l’ambiente attraverso la lente unica del nostro sguardo.

3 – Il treppiede giusto per noi

Non possiamo fidarci delle nostre mani. Per ottenere fotografie nitide e ben inquadrate, è necessario utilizzare un trieppiede (o cavalletto). Con lo scatto a mano libera è infatti molto probabile che le foto vengano mosse e quindi sfocate.

In particolare, il treppiede è utile per scattare foto in condizioni di scarsa luminosità. Perché con la luce scarsa, bisogna aumentare i tempi di posa per permettere a una quantità maggiore di luce di colpire il sensore. Tempi di posa che senza cavalletto rischiano di far traballare la macchina fotografica.

Per ottenere buone foto, non basta però avere un treppiede. Bisogna scegliere un buon treppiede e soprattutto una buona testa. Perché è la testa che garantisce il pieno controllo della fotocamera, facendo da collegamento con il treppiede.

Anche in questo caso, possono venirvi in aiuto i nostri progetti. Sempre per Manfrotto abbiamo disegnato la testa 502 HD e la testa a sfera 504 HDV.

La testa 502 HD ha una struttura robusta ed è disponibile in due versioni: versione a base piatta ”AH’ ‘e versione a sfera ”A”, disponibile separatamente. La tecnologia bridging assicura che il controllo del frizionamento sia intuitivo e facile da impostare, ma anche protetto contro gli urti. Sono presenti bloccaggi indipendenti per pan e tilt. E lo scorrimento per entrambi è selezionabile in una gamma continua da zero al massimo livello, così da usare la testa in modo sicuro e agevole con la barra pan.

La testa a sfera 504 HDV è un prodotto maneggevole, performante e con un design accattivante. Tra le caratteristiche professionali: un sistema di scorrimento fluido variabile su movimenti PAN e TILT, un sistema di controbilanciamento a 3 livelli, manopole ergonomiche di frizionamento e bloccaggio sul lato sinistro, livella a bolla illuminata, rosetta millerighe intercambiabile per la leva di comando.

3 – La post-produzione

La post-produzione è una risorsa preziosa per la fotografia di interni. È infatti molto difficile che la foto in fase di scatto corrisponda perfettamente ai nostri obiettivi, soprattutto quando le condizioni di luce non sono delle migliori e lo spazio di movimento è limitato.

Per avvicinare la foto al risultato desiderato, possiamo editare le immagini in fase di post-produzione. Così potremo regolare l’intensità della luce, la saturazione, la temperatura, lavorare sui contrasti o creare effetti particolari con l’uso di filtri. Funzionalità particolarmente utili per chi non è un fotografo professionista e vuole migliorare la qualità delle proprie immagini per il suo profilo Instagram.

Ciò su cui in fase di post-produzione non si possono invece fare miracoli è la correzione delle linee verticali. Un problema che si crea quando la fotocamera viene orientata verso l’alto o verso il basso e le linee verticali convergono. Per cercare di ridurre al minimo questo problema, si possono impiegare obiettivi specifici come i tilt-shift oppure posizionarsi a mezza altezza e cercare di mantenere la fotocamera parallela alle pareti.

Da Nelson Mandela a Michael Jordan, ecco le storie di chi nonha mai smesso di crederci.

“Dentro un ring o fuori, non c’è niente di male a cadere. È sbagliato rimanere a terra”, dicevaMuhammad Ali. Parole che dovremmo imprimere bene nella nostra testa. Perché, si sa, gli “imprevisti” sono parte stessa della vita. La differenza sta nella capacità di risollevarsi e provare ad affrontarli, come ci insegnano tanti grandi personaggi della storia.

Sono tanti gli uomini e le donne che anche di fronte a fallimenti o a drammi personali sono riusciti a rialzarsi, diventando un’ispirazione per tutti noi. Persone che hanno portato avanti con coraggio le proprie battaglie o perseguito i propri sogni, senza scendere a compromessi. Mai.

Noi abbiamo raccolto qui cinque esempi illustri. Cinque uomini che incarnano quella passione, quel rispetto e quella forza interiore alla base della nostra “Design Sport Attitude”. Un sistema di valori che permette di fare la differenza non solo nello sport, ma in ogni sfida che si presenta sulla nostra strada. E che per questo ci accompagna in ogni nuovo progetto, aiutandoci a ottenere il massimo da tutto ciò che facciamo e a rialzarci sempre dopo ogni caduta.

Il problema non è cadere, ma rimanere a terra. Crediamoci.

Walt Disney

Perde il suo impiego presso il giornale Kansas City Star perché giudicato privo di immaginazione e di buone idee. La sua prima attività imprenditoriale – lo studio di animazione Laugh-O-Gram – finisce in bancarotta dopo appena un anno. Fonda la Walt Disney Company il 16 ottobre 1923 in un garage, dove lavora tra mille problemi economici. Sono tanti gli insuccessi e le difficoltà prima che Walt Disney arrivi a costruire il suo impero. “Prendi una buona idea e mantienila. Inseguila, e lavoraci fino a quando non funziona bene”, disse. Così è stato e, grazie a quell’idea portata avanti fino in fondo, Walt è riuscito a farci il dono più grande: regalarci un sogno.

Nelson Mandela

Perde il suo impiego presso il giornale Kansas City Star perché giudicato privo di immaginazione e di buone idee. La sua prima attività imprenditoriale – lo studio di animazione Laugh-O-Gram – finisce in bancarotta dopo appena un anno. Fonda la Walt Disney Company il 16 ottobre 1923 in un garage, dove lavora tra mille problemi economici. Sono tanti gli insuccessi e le difficoltà prima che Walt Disney arrivi a costruire il suo impero. “Prendi una buona idea e mantienila. Inseguila, e lavoraci fino a quando non funziona bene”, disse. Così è stato e, grazie a quell’idea portata avanti fino in fondo, Walt è riuscito a farci il dono più grande: regalarci un sogno.

Muhammad Ali

“Come mi piacerebbe essere ricordato? Come un uomo che non ha mai venduto la sua gente. Ma se questo è troppo, allora come un buon pugile”. Muhammad Ali è invece ricordato per molto di più. Questo gigante di 100 chili non è solo il più grande pugile di tutti i tempi. È soprattutto un simbolo della lotta contro il razzismo e la guerra. ⁠
L’uomo che lanciò in fondo a un fiume l’oro olimpico vinto a Roma nel 1960, per protesta contro le discriminazioni dei neri. L’uomo a cui fu impedito di salire sul ring per il suo rifiuto di andare a combattere in Vietnam. “Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro”, disse. L’uomo che ha portato avanti le sue battaglie anche negli ultimi anni di vita, nonostante il Parkinson. Un grande campione nella vita, prima ancora che sul ring.

Steve Jobs

Le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo sono coloro che lo cambiano davvero”. E Steve Jobs il mondo lo ha cambiato davvero, a partire da un garage. È infatti nel garage dei suoi genitori che fonda la Apple Computer con il suo amico e collega Steve Wozniak. È il 1976 e per finanziarsi Jobs vende il suo furgone, Wozniak la sua calcolatrice scientifica. Il tutto solo per pochi dollari. Eppure con la forza delle loro idee riescono a superare le difficoltà iniziali e nel giro di qualche anno portano l’azienda ai vertici. Nel 1985 Steve Jobs va, però, in rotta con l’amministratore della Apple ed è costretto ad abbandonare la sua creatura. Una “pausa” dolorosa che è, in realtà, il preludio di un nuovo periodo magico. Tornato in azienda nel 1996, Jobs dà infatti il via a una serie ininterrotta di successi: dall’iMac all’iPod, dall’iPad all’iPhone. La mela è ormai leggenda..

Michael Jordan

Passo dopo passo. Non conosco altra maniera per raggiungere i successi”. Una frase che racconta molto bene la vita di Michael Jordan, il più grande giocatore di pallacanestro della storia. Escluso dalla squadra di basket della sua scuola perché giudicato troppo basso dall’allenatore, Jordan non si arrende e continua a inseguire il proprio sogno. Un sogno che comincia a prendere forma nel 1984, quando entra nei Chicago Bulls. Con Jordan la squadra vince il campionato NBA negli anni 1991-93 e 1996-98, ottenendo tre titoli di seguito. Dopo un inaspettato ritiro dalle scene nel 1993 e una breve parentesi nel baseball, Jordan torna in NBA nel 1995 continuando a inanellare successi. Nella mia vita ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Un racconto a più voci tra sogni, fallimenti e ripartenze.

Quest’anno il nostro Merry Open Studio diventa Merry Digital Week. Un progetto editoriale per stare insieme anche nel 2020, rispettando le disposizioni imposte dall’emergenza sanitaria. Perché distanza fisica non vuol dire distanza sociale. Anzi, proprio l’attuale situazione deve spingerci a essere più uniti che mai. Per trovare quell’energia che ci aiuterà a ridisegnare le cose, quando finalmente ci saremo lasciati tutto alle spalle.

Le idee che hanno cambiato il mondo

Per questo non solo la nostra “festa” ci sarà, ma sarà ancora più ricca di contenuti. Abbiamo infatti in programma sui nostri canali social un fitto calendario di appuntamenti, che vi terranno compagnia per una settimana intera: dal 16 al 22 dicembre.

A guidare la Merry Digital Week un racconto a più voci, in cui esponenti del mondo del design, dello sport e del food daranno una testimonianza delle sfide che hanno dovuto affrontare nel lavoro e nella vita. Un percorso tra sogni, fallimenti e ripartenze che assume un valore particolare alla fine di questo 2020 così complicato. Perché sentire il racconto di chi ce l’ha fatta non può che darci la giusta grinta per affrontare i grossi cambiamenti che stiamo vivendo.

Ecco gli ospiti che verranno intervistati da Giampaolo Allocco, fondatore e CEO di Delineo:

  • Igor Cassina: ginnasta campione nella specialità alla sbarra, oro olimpico ad Atene 2004.
  • Paolo Mei: speaker e commentatore televisivo di importanti eventi sportivi.
  • Alessandro Grisotto: ultracycler.
  • Virginio Briatore: filosofo del design, giornalista e scrittore.
  • Vito Mollica: chef stellato de “Il Palagio” del Four Seasons Hotel di Firenze.
  • Hervé Barmasse: alpinista e divulgatore televisivo.
  • Stefano Meneghetti: digital art director e compositore.


Dal ciclismo all’alpinismo, dalla cucina al design. Personalità molto diverse per sottolineare la trasversalità di approccio del nostro studio.

Non solo interviste, però. La Merry Digital Week è innanzitutto una festa. La nostra festa. E che festa sarebbe se non vi portassimo nel nostro mondo? Nei prossimi giorni troverete, dunque, ad accompagnarvi anche tre pillole video su tre prodotti a cui teniamo molto: le pirofile Chef n’Table per Vidivi Vetri delle Venezie, lo scarpone da sci alpinismo Spectre per la Sportiva e il contenitore multifunzionale Ortus per Bosa.

Segnatevi, dunque, in agenda le date e da mercoledì 16 dicembre sintonizzatevi sulla nostra pagina Facebook e sul nostro account Instagram. Ne vedrete delle belle. Promesso.







Un invito a credere nelle idee. Ecco il senso del nostro nuovo payoff. Perché soltanto chi crede nelle idee può cambiare il mondo. O almeno provarci.

Believe. Credi. È questo il payoff che accompagna il nuovo logo di Delineo. Un verbo che esprime un atto di fede. Perché solo chi crede nelle idee può creare quello che non c’è e tentare di sfidare l’impossibile.

Lo sanno bene tutti gli uomini che hanno cambiato il mondo con le loro idee. Idee così rivoluzionarie da essere state spesso accolte con scetticismo, additate come mode passeggere o addirittura come fallimenti. Dalla lampadina all’automobile, dal cinema al computer.

Una serie di invenzioni incredibili e di previsioni, per fortuna, sbagliate che abbiamo raccolto qui per ricordare quanto sia importante credere nelle idee.

Noi ci crediamo e lo facciamo ogni giorno. Credici anche tu.


Le idee che hanno cambiato il mondo


La lampadina

Chiunque sia a conoscenza di questo oggetto capirebbe che è un evidente fallimento”. Con queste parole Henry Morton, il presidente dello Stevens Institute of Technology, liquida la lampadina inventata da Thomas Alva Edison. Le cose però andarono in modo decisamente diverso. La lampadina di Edison fu brevettata il 27 gennaio 1880 e nel giro di poco tempo diventò un oggetto fondamentale in ogni parte del mondo.


L’automobile

Il cavallo resterà, l’auto è passeggera”. A parlare è Horace Rackham, l’avvocato di Henry Ford. È il 1903 e le automobili, che avevano fatto la loro comparsa già alla fine dell’800, stanno provando a rivolgersi a un pubblico più ampio. Henry Ford non seguì il consiglio del suo avvocato. Il resto è storia.


Il cinema

Il cinema è un’invenzione senza futuro”, sentenziò Louis Lumière. Già, incredibile a dirsi ma fu proprio Louis Lumière, uno degli inventori del cinema insieme al fratello Auguste, a non credere nella forza della sua invenzione. Come sappiamo, Louis si sbagliava di grosso. Il cinema non solo ha avuto un grande futuro, ma è riuscito a rinnovarsi nel tempo continuando a farci sognare ancora oggi.


L’aereo

Volare con macchine più pesanti dell’aria è impraticabile e insignificante, se non addirittura impossibile”. Agli inizi del Novecento l’astronomo e matematicoSimon Newcomb pronunciava queste parole. Solo un anno e mezzo dopo, nel 1902, i fratelli Wright solcavano i cieli. Quando si dice saper aspettare.


L’uomo sulla luna

L’uomo non arriverà mai sulla luna”. Era il 1967 quando lo scienziato Lee de Forest, uno dei padri della radio, fece questa affermazione. Nel luglio del 1969 invece due uomini – gli astronauti statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin – posano il piede sulla luna ed entrano nella leggenda.


Il computer

Penso che nel mondo ci sia mercato forse per quattro o cinque computer”. A parlare è Thomas Watson, il presidente della IBM, e l’anno è il 1943. Ok, ci vorrà ancora molto tempo prima che i PC e i Mac entrino nelle nostre case. Ma mai previsione fu più errata. Per fortuna.

Da qualche anno in Delineo siamo orgogliosi di collaborare con Tamara Lunger ma oggi siamo davvero felici di annunciare che saremo parte di questo progetto: seguiremo Tamara per tutto il suo Tour Italiano fino a metà settembre e la supporteremo con attività di comunicazione e Visual design per raccontare al meglio il suo viaggio.

Tamara Lunger è una giovane alpinista ed esploratrice altoatesina. A 28 anni ha scalato il K2, la seconda montagna più alta del mondo con i suoi 8.609mt. Qualche giorno fa è partita in camper per un tour italiano con l’obiettivo di raggiungere e scalare la montagna più alta di ogni Regione italiana. Attraverso i suoi occhi e le sue parole avremo modo anche noi di riscoprire le bellezze del nostro bel paese proprio in questo particolare momento storico che abbiamo appena vissuto.

@Alice Russolo

ALLESTIMENTO DI UN’AVVENTURA

Per questo viaggio abbiamo proprio pensato a tutto!
Infatti in collaborazione con Sports&Beyond e Passione&Eventi abbiamo progettato l’intera comunicazione del tour, a partire dall’oggetto più emblematico: il furgone, allestito appositamente per l’occasione!

@Alice Russolo

Il concept del furgone nasce dall’unione di due esigenze principali: raccontare le attività del tour ed esprimere il carattere “Pure and Free” di Tamara.
La nostra esperienza nell’industrial design ci permette di comprendere al meglio tutti prodotti e veicoli su cui andiamo a fare un’operazione di cosmesi come questa. Ad esempio abbiamo uniformato la parte inferiore del furgone con una base scura, in maniera a mascherare i dispositivi di sicurezza come paraurti.
Da questa base si sviluppa la vera e propria grafica composta da due profili di catene montuose e dai simboli identificativi di Tamara. Sono proprio questi elementi (utilizzati anche per la sua t-shirt) che rappresentano appieno la spensieratezza e la genuinità che Tamara saprà diffondere lungo il percorso.
Il logo del tour, sempre ben visibile sul portellone laterale, è la conversione del nuovo logo ufficiale di Tamara, che abbiamo personalizzato apposta per l’occasione, con il payoff e la bandiera italiana.
Se diamo poi un’occhiata nel dettaglio possiamo sempre scoprire dei nuovi elementi, come le silhouette che rappresentano tutte le varie attività sportive che Tamara svolgerà lungo il percorso, come per esempio l’arrampicata, il parapendio, il ciclismo, ecc.

Dopo la prima fase di sviluppo del concept tramite la realizzazione di render 2D, ci siamo poi concentrati su un accurato studio dei colori (colori ufficiali di Tamara) e delle tecnologie di stampa, per poter avere una resa più fedele possibile al progetto originale. Infine abbiamo controllato personalmente, insieme all’equipe di stampatori, le dimensioni degli elementi grafici per ottimizzarne le proporzioni.

Non siamo soli e questa è la parte ancora più bella: grazie al progetto di Tamara, abbiamo avuto la possibilità di triplicarci e diventare parte attiva di un nuovissimo network di agenzie esperte nel settore della comunicazione, marketing e del design sportivo. Con Marianna Zanatta di Sports & Beyond e Passione & Eventi di Agnese Frigerio di Lecco, abbiamo creato una fortissima crew, con competenze diverse e complementari che ben si integrano per dare origine a progetti capaci di posizionarsi ad alti livelli nel settore sportivo internazionale.
Quindi noi siamo ufficialmente il TAMARA TOUR ITALIA CREW, siamo uniti dagli stessi valori ma soprattutto abbiamo sogni grandi come i nostri atleti.

@Tamara Lunger @Alice Russolo

I più importanti giornali d’Italia parlano dell’impresa.
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